Girifalco

Il misterioso Sauro di Girifalco
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Il borgo di Girifalco è situato ai piedi di Monte Covello, al centro dei golfi di Squillace e S. Eufemia e baricentro dell’Istmo di Catanzaro, il punto più stretto della penisola italiana.

Girifalco deve la sua nascita alla distruzione di due antichi paesi, Toco e Caria, ad opera dei Saraceni nel 836. Gli abitanti dei villaggi si rifugiarono sulla rupe chiamata "Pietra dei Monaci”.

Il Sauro di Girifalco è una misteriosa scultura che sfida ogni attuale conoscenza sulle dinamiche cronologiche e culturali dell'uomo.

Deve probabilmente il suo nome al girovagare di un falco intorno al nuovo sito e sebbene si tratti di una leggenda, essa può apparire verosimile in considerazione del fatto che la zona di Girifalco costituisce, in alcuni periodi dell’anno, un passaggio obbligato per questi bellissimi rapaci. Girifalco è ricco di monumenti e luoghi da visitare, tra cui la Chiesa di S. Rocco risalente al XVI° secolo, un gioiello di architettura barocca al cui interno è custodito il tesoro di San Rocco, dono della duchessa Margherita Caracciolo e una magnifica statua lignea del Santo; la Fontana “Carlo Pacino”, monumento barocco recentemente restituito ad antico splendore, eretta nel 1663 in onore del primo sindaco di Girifalco; la Chiesa dell’Annunziata sopraelevata dal manto stradale, risalente al XVIII secolo, a cui si accede per mezzo di una scalinata e recentemente restaurata; la Chiesa di S. Maria delle Nevi (Matrice) edificata nel XVI secolo che venne modificata negli anni 50 tanto da perdere la vecchia facciata barocca; la Chiesa della Madonna del Rosario, costruzione settecentesca, sulla cui facciata si nota un importante portale; la Chiesa dell’Addolorata, edificio del XVIII sec. con un interno a tre navate di piccole dimensioni e con all’esterno un interessante Calvario con scene raffiguranti la vita di Gesù Cristo; il Convento dei frati minori costruito nel 1650 per volere di Fabrizio Caracciolo, secondo alcuni storici qui si rifugiò Tommaso Campanella che venne nascosto dai frati. Dopo la soppressione del Convento divenne nel 1881 Ospedale Psichiatrico, oggi Complesso Monumentale; il Palazzo Ducale, ora parzialmente distrutto, costruito nel XVII secolo, al cui interno si conserva un altare palatino. In montagna sorge inoltre la statua della Madonnina di Monte Covello ed è possibile attraversare suggestivi percorsi naturalistici. Sottogruppo montuoso del Monte Serralta, Monte Covello, con i suoi 848 m. di altezza, è noto anche per la ricchezza della flora e per la grande varietà faunistica. L’area offre numerosi percorsi naturalistici, meta ogni anno di tantissimi visitatori affascinati dall’esperienza all’aria aperta. Di grande rilievo le sorgenti di acque minerali che sgorgano a Monte Covello, infatti l’abbondanza e l’eccellenza di queste acque fanno di Girifalco un importante centro di imbottigliamento delle oligominerali per tutta la regione.

Collezione Toloni-Azzariti

Questa collezione, privata e visitabile su prenotazione, è stata il punto di partenza di una serie di studi che hanno portato prima il suo possessore e poi vari ricercatori a ipotizzare che l'area della Calabria in cui sono stati rinvenuti potesse essere stata un importante centro della civiltà pelasgica. A rendere interessante la collezione Tolone Azzariti è la presenza, fra gli altri oggetti, di una piccola scultura che sfida ogni attuale conoscenza sulle dinamiche cronologiche e culturali dell'uomo. Rappresenta un sauro con la schiena crestata di scaglie, raffigurando così un tipo di animale che non sembra avere corrispondenza alcuna con specie conosciute nella zona del ritrovamento, almeno non al tempo di una civiltà evoluta come quella che ha prodotto i manufatti facenti parte della collezione. L'alluvione che interessò il territorio di Girifalco nel 1971, provocò grandi frane e smottamenti, favorendo il ritrovamento di una testa di terracotta antropomorfa recante alcune iscrizioni incise in caratteri indecifrabili. La scoperta avviò la successiva ricerca che si rivelò molto fruttuosa, come testimoniano le centinaia di ritrovamenti, quali ciottoli incisi con strani caratteri (petroglifi), splendide sculture in pietra calcarea rappresentanti donne con pettinature raffinatissime, incisioni rappresentanti il culto del sole, ed il culto dell'albero, una splendida statua di pietra calcarea rappresentante una donna che è trascinata da un enorme toro che volge la testa all' indietro molto simile a quello presente sulle monete dell'antica Sibari. E poi ancora, statue di terracotta con uomini a cavallo, stele di terracotta con strani simboli religiosi, una sfinge di terracotta di fattura particolarissima, bassorilievi di terracotta rappresentanti uomini con in risalto grandi attributi fallici. Nell’elenco dei ritrovamenti bisogna citare le armi, quali punte di lancia in pietra, asce e punteruoli per la scultura della pietra, urne cinerarie di pietra e di terracotta, otto epigrafi su tavola non ancora decifrate. Il pezzo forte della collezione è rappresentato da una statua di terracotta di circa 18 cm di lunghezza, raffigurante uno strano sauro con delle placche triangolari sulla schiena, che scorrono lungo il dorso sino alla coda. Il mistero concerne il fatto che l'animale raffigurato nella scultura appartiene alla specie degli stegosauri, dinosauri con le placche che gli scienziati affermano essersi estinta circa 65 milioni di anni fa.

La Fontana del Diavolo

Molti sono i segreti di Girifalco, con radici che affondano nella leggenda. Proprio nel centro storico è ben visibile la raffinata fontana barocca, una delle tracce più affascinanti del borgo. Conosciuta anche come Fontana di Carlo Pacino, venne costruita nel XVII secolo accanto alla chiesa consacrata a San Rocco, patrono della città. Da subito, una convinzione comune poi divenuta mito, leggenda, iniziò ad aleggiare attorno a quel monumento che, a pochi passi dalla Chiesa, pareva voltarle le spalle. Secondo l’immaginario collettivo, infatti, quella grande fontana fu costruita dal Demonio in una sola notte, al fine di dimostrare una prodigiosa ostentazione di potenza e creatività, come a voler frapporre la sua presenza tra l’uomo e l’Altissimo. Molti furono gli elementi che spinsero a corroborare questa ipotesi: la forma di una zampata caprina che tanto si distingueva dalle altre imperfezioni sulla superficie della pietra arenaria di cui è fatto il monumento; i tre gradini, posti su tutti i lati di una struttura perfettamente ottagonale; i rami d’acacia, perfette volute ipnotizzanti; i mascheroni simbolici. La fontana fu opera di maestri scalpellini, abili e padroni gelosi dell’arte, capaci di costruire le loro meravigliose opere in poco tempo. Fu proprio la celerità della costruzione della fontana a suggerire l’idea di un’opera demoniaca. Leggende a parte, resta la bellezza di un monumento notevole che si lascia ammirare da centinaia di anni nel cuore del borgo di Girifalco.

Complesso Monumentale

Il Manicomio di Girifalco, noto come Complesso Monumentale, sorto nel Meridione dopo quello di Palermo e di Aversa, sorse grazie al dono della struttura del Convento dei Riformati che il Comune di Girifalco fece all'Amministrazione Provinciale per essere convertito in edificio adibito al ricovero di persone dichiarate insane di mente. Fino alla data della sua dismissione, il Manicomio ospitò numerosi pazienti affetti da diverse patologie e proveniente da numerose parti d’Italia e anche dall’estero. Gli effetti repressivi della realtà manicomiale ispiravano, spesso, attività creative di carattere artistico. Cosicché oggi si dispone di copiose produzioni poetiche e pittoriche, diretta espressione di quella realtà sofferta.

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Ultimo aggiornamento: 20 lug 2020 13:44