Pasqua in Calabria: i riti da non perdere

La Settimana Santa in Calabria, tra sacro e profano
Riti pasquali Calabria

© Regione Calabria

Tradizione e folklore

16 feb 2024 11:15

Hai mai pensato di trascorrere Pasqua in Calabria? È il modo migliore per vivere il territorio in bassa stagione e conoscere alcuni degli aspetti più intimi e folkloristici della spiritualità calabrese e mediterranea.

Tra profumi, colori e sapori di primavera, i riti della Settimana Santa in Calabria sono intrisi di un fascino antico, capace di tenere assieme sacro e profano, coinvolgendo chiunque vi assista in un’atmosfera di comunità.

Da nord a sud della regione si tramandano tradizioni secolari che mettono in scena veri e propri momenti di sacralità tra uomo e natura, oltre a rievocare usi e costumi tipici di alcune tra le più importanti minoranze etniche del Sud Italia.

Francesca Sciarra/Shutteratock

Pasqua arbëreshë

Tra i riti della Pasqua in Calabria quelli legati alle comunità italo-albanesi sono davvero imperdibili. 

Gli albanesi giunsero in Calabria tra il XV e il XVIII secolo per sfuggire all’invasione ottomana delle loro terre di origine, concentrandosi perlopiù in provincia di Cosenza ma anche nelle altre province.

Il rito religioso seguito dagli albanesi è greco-bizantino. Visitare i paesi arbëreshë di Calabria in occasione della Settimana Santa (Java e Madhe) significa prendere parte attiva a uno dei momenti più importanti della comunità.

La Pasqua arbëreshë (Pashkët) è un evento sontuoso che culmina con le tradizionali le vallje, i balli caratteristici di vittoria e liberazione nei quali i danzatori indossano abiti tradizionali dai colori sgargianti (fucsia, oro e verde acceso), impreziositi da ori e gioielli. 

Arbereshe
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Le vallje sono eseguite in semicerchio, tenendosi a catena, e si snodano per le vie del paese accompagnate da canti epici che narrano la resistenza contro i turchi, rapsodie, storie d’amore e di morte. Il più famoso di questi canti è il Canto di Scanderbeg del martedì di Pasqua.

A tavola non mancano le inconfondibili Jova di Pasqua del rito orientale, ovvero le Uova di Pasqua colorate di rosso

Il rito dei vattienti

Tra i riti più “cruenti” della Pasqua in Calabria merita attenzione quelli dei vattienti (battenti/flagellanti) che si svolge in modo analogo nei paesi di Nocera Terinese (CZ) e Verbicaro (CS).

Le prime testimonianze del rito risalgono al Seicento e lo narrano pressoché immutato rispetto alla suggestione dei nostri giorni: il vattiente di Nocera Terinese indossa maglia e pantaloncini neri, lasciando le gambe scoperte per la flagellazione, che si svolge con due strumenti rituali: il cardo e la rosa.

Il primo è un pezzo di sughero nel quale sono conficcati 13 pezzi di vetro che rappresentano i 12 apostoli e Cristo; il secondo è un sughero liscio col quale si percuote più volte la pelle per predisporla al sanguinamento.

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Il sangue, elemento sostanziale della Passione cristiana, sgorga copioso lungo le vie del corteo che accompagna la Processione della Madonna Addolorata del Sabato Santo. Simile il rituale di Verbicaro, che però si svolge il giovedì.

Assistere a queste forme di espiazione è un’esperienza forte (sconsigliata a chi è particolarmente sensibile e suggestionabile), che tuttavia racchiude una devozione antica, parte integrante dell’identità e del folklore locale.  

Le Persephoni di Bova

Sospeso tra sacro e profano è anche il rito delle Persephoni di Bova (o Pupazze).

Siamo nella capitale della cosiddetta Bovesìa, l’area grecanica in provincia di Reggio Calabria dove ancora oggi si parla l’antico greco di Calabria e le comunità conservano inalterati usi, costumi e cibi tradizionali della minoranza etnica di provenienza.

In questo borgo grecanico, parte del circuito nazionale I Borghi più Belli d’Italia, riecheggiano suoni di una lingua antica e vanno in scena tradizioni imperdibili, come la Processione delle Persephoni che ogni anno, durante la Domenica delle Palme, porta in chiesa un antichissimo rito legato alla rinascita dei campi in primavera.

Bova Pupazze
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Mito e magia sono presi a prestito dalla figura leggenda di Persefone (Kora), la bella fanciulla discesa agli inferi come sposa di Ade che con la sua assenza condannò la terra a sei mesi di gelo, salvo poi farla rifiorire nei sei mesi successivi, quando vi tornava per fare visita alla madre, Demetra.

Tra i vicoli di Bova (chòra tu Vùa) il mito della rinascita si sovrappone al rito cristiano portando in processione le Pupazze, figure arboree dalle sembianze femminili, composte da foglie d’ulivo intrecciate attorno a una canna di bambù. Demetra e Persefone, agghindate con frutta fresca e fiori di campo, hanno libero accesso alla Chiesa di San Leo: qualche goccia d’acqua santa, una scia d’incenso ed ecco che il parroco trasforma le Pupazze in creature cristiane.

A questo punto, non resta che assaggiare la tipica lestopitta e gli altri piatti grecanici a base di granoturco e Bergamotto di Reggio Calabria DOP cullati dal suono della lira calabrese.

Vieni a scoprire tutti i riti della Pasqua in Calabria e le tradizioni di una cultura antica ma ancora capace di emozionare.

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